giovedì 18 dicembre 2008

Sole a Milano

Stamattina la pioggia ha finito di perseguitare le fredde giornate di questi giorni ed il sole si è ripreso finalmente il suo fondamentale ruolo di protagonista sul cielo. La gente sembra meno scontrosa, senza cruci sul volto e apparentemente più felice. Per fortuna la metro è quasi vuota, non c'è bisogno di stare uno attaccato all'altro, senza avere il fiato della signora sul collo, e sopratutto non si sentono le solite frasi del lunedì mattina:
Lui: signora è ceca?!! non vede che si deve uscire?!!
Lei: Vedo vedo! IO ci vedo benissimo, e poi è LEI che non vede che non posso andare da nessun altra parte!!
Oppure
Lei: Ma perchè non esce che qui dentro non ci sta più nessuno?!!
Lui: esca lei!!! se mi facesse passare non starei QUI ad intasare il passaggio, mi metterei LA' dove ci stanno ancora parecchie persone!!

Esco dalla carrozza con la possibilità di leggere ancora il libro che ho tra le mani.
Entro nel palazzo in via Omenoni, dove lavoro, chiamo l' ascensore e mi ritrovo davanti Maurizio, il portinaio, bello sorridente che mi dice:
hai visto là fuori?!!!
io rispondo: era ora
ci salutiamo e ognuno per la sua strada. Di solito la mattina è sempre burbero, impreca contro il brutto tempo e mi chiede sempre : lì a Forlì andate al mare? lì c'è il sole mica come qua! guarda che roba, io non ne posso più!!
Entro finalmente in ufficio, in ritardo perchè stamattina non ne avevo voglia di correre e non me ne fragava un bel niente di niente, e non vedo nessuno. Lo studio è deserto, c'è solo la Luisa attaccata al telefono che mi saluta. Accendo il pc, il compagno che più di tutti mi sta vicino da qualche mese a questa parte, e attacco a scrivere.
Poco alla volta entrano tutti, chi col sorriso stampato in faccia, chi fischiettando la canzoncina che solo lui conosce, chi ti saluta semplicemente.
E' proprio vero, il sole mette il buon umore....

buona giornata

martedì 9 dicembre 2008

via Ca'Mattioli 9 Forlì....la seconda metà della via

Casa, in questo momento è l'unico posto al mondo dove voglio fermarmi, per sentirmi in pace, per poter riflettere e prendermi il tempo necessario per capire quale direzione sta prendendo o prenderà la mia vita.

Il panorama alle finestre non è molto cambiato da quando sono partita, non si sono aggiunti nuovi mostri di cemento e l'unico presente resta incompiuto. Quando percorro in macchina via Gordini, ogni tanto butto l'occhio verso l'enorme centro commerciale, con le sue cupole di vetro, senza porte e finestre. La mia casa, vista da lontano, sembra una scatoletta di fiammiferi appoggiata di fianco ad un container.
La mia via ha due entrate comunicanti, ma non è più possibile percorrerla tutta, da parecchi anni, da quando hanno iniziato i lavori ed aperto i vari cantieri.
Hanno aggiunto, da qualche mese credo, una strada che taglia perpendicolarmente in due via Ca'Mattioli, esattamente nel mezzo e tutte le volte che torno a casa, mi tocca fare il giro del mondo, per poter raggiungere la mia entrata. Ultimamente hanno piazzato anche due belle grate di metallo alte due metri, sia da una parte che dall'altra dei due tronconi della mia povera via, per impedire ad auto, biciclette e ad anima viva di percorrela tutta.
Nessuno, a parte i metronotte, può accedere all'area transennata che si trova nel mezzo e farsi un giro dentro l'immenso scatolone di cemento vuoto.
Il centro commerciale è illuminato a giorno costantemente, l'ennesimo inutile spreco di energia elettrica. Spero che diventi dimora di milioni di ratti e randagi, e che venga ricoperto da muschi e licheni...un monumento al consumismo inutilizzato.
Le società che dovevano portare a termine i lavori sono fallite e credo che con la crisi in atto sarà difficile trovare qualcuno disposto ad investire denaro in un'opera fallimentare come quella. Forse voi ne sapete più di me, infondo sono rientrata da due mesi poco più.
Ogni volta che ne parlo con mia mamma mi sale una grandissima tigna. Lei era tutta contenta e già si crogiolava all'idea di poter andare a fare la spesa a piedi e magari rientrare a casa direttamente con il carrello carico...continua a sostenere che era meglio se lo avessero finito invece di lasciarlo così, "a cosa serve adesso?" ...a nulla, non sarebbe servito nemmeno una volta avviato.
Forse qualcuno pensa ai nuovi posti di lavoro che avrebbe potuto garantire ai disoccupati forlivesi, come afferma sempre mio babbo...balle. A parte il raro caso del Bennet di Frampula, solitamente quasi tutti i negozi inseriti si portano dietro il loro personale specializzato e buona parte delle persone assunte non proviene dal territorio d'insediamento. Se promettono 200 nuovi posti di lavoro per i dicossupati residenti, poi si tramutano in meno della metà, mentre aumentano a dismisura il traffico nell'area e l'inquinamento. A volte mi vengono tante belle idee di sabotaggio...

L'unica cosa che volevo fare tornata a casa era un giro in bicicletta, sfruttando la pista ciclabile nuova di zecca sulla Cervese, che finalmente mi permetterebbe di rientrare a casa senza rischiare il linciaggio. Invece trovo la mia via bloccata dalle dannate grate, ma non ci penso neanche di tornare indietro e passare per via Gordini, adesso a senso unico in una sola corsia (!), quindi sposto la grata e passo lo stesso per un campo...mi infango fino alle caviglie, ma almeno non gliela do vinta.
I miei genitori hanno fatto richiesta di una pista ciclabile sulla Cervese al comune di Forlì nel 1980, dopo che hanno saputo che stavo per arrivare. Ci sono voluti più di ventanni, una malattia dei pioppi, che ha convinto i verdi a lasciar abbattere gli alberi di Benito ed un centro commerciale di merda per arrivarci, ma io ancora non riesco a raggiungere il cancello di casa sempre in sella alla bici.

Sono contenta che il buon vecchio Turro mi abbia invitato a partecipare a questo blog e spero di rivedervi presto tutti.
Silvia

sabato 29 novembre 2008

Ascensori, 29/11/2008

Essendo io ragazzo di campagna non mi ero mai dovuto confrontare giornalmente con l’ascensore.
Madrid è una città moderna e cosmopolita dove l’ascensore sembra essere l’unico modo di salire (arribar) o scendere (dabajar) all’interno di un palazzo.
Cosi mi trovo a passare una buona fetta della giornata nell’intorno di questo strumento.
Ho capito un sacco di cose. Ci sono ascensori belli, quelli della torre in cui lavoro, ad esempio. Sono almeno 18 Più 4 montacarichi, fuori le pareti di acciaio Inox lucide, in cui ti puoi specchiare, dentro rivestimenti in marmo e acciaio dotati di una pulsantiera iperteconologica con tanti bottoni, una a destra e una a sinistra, per facilitare la selezione del piano al passeggero e naturalmente telecamera di controllo sopra la tua testa.
E ci sono ascensori brutti, come quelli del posto in cui vivo, sono 2, anni 60 porta esterna riverniciata, male, di nero fuori e di bianco dentro, ad apertura manuale e chiusura lentissima, specchio rigato e lo stesso ferro verniciato di nero all’interno. Lentissimo ad arrivare, lentissimo a salire o scendere, ogni volta che si muove sembra che una bestia venga stritolata negli ingranaggi lanciando urli strazianti.

Curiosi e variegati sono poi i personaggi che lo utilizzano.
La donna delle pulizie è immancabile. La mattina solitamente scendo a fare colazione verso le 8. Invariabilmente l’ascensore tarda Più del solito ad arrivare e sento delle forti botte provenire da sopra la mia testa o sotto i miei piedi. Dopo all’incirca tre o quattro minuti finalmente odo il clock e noto l’accensione della spia, segnali che il mio cervello ha imparato a riconoscere, mi avvertono della possibilità di aprire la porta e utilizzare l’ascensore. Ma cosa trovo, un carrello ricolmo di prodotti di pulizia e secchio di acqua sporca, a volte due, con una piccola signora nascosta tra il carrello e la parete posteriore. Cosa mi viene quindi detto, pardona no se puede. Ma non perché non ci starebbe un altra persona, ma perché il carrello è incastrato in maniera tale che non possa essere spostato! Se non con la forza e la signora si è incastrata nel fondo tra il carrello e la porta posteriore per dimostrarti di essere vittima e non carnefice.
La donna delle pulizie non è pero un personaggio dalle sole abitudini mattutine, non ho ancora capito bene perché, ma la incontro ad ogni ora del giorno. Si aggira con questo carrello tra un piano e l’altro, anche in ufficio, e ad oggi, dopo due mesi, non ho ancora trovato la sua tana per poterla privare dell’appendice. Sono fermamente convinto che i secchi e il materiale li dovrebbe portare a mano, così ci sarebbe posto anche per me.

Il fattorino è amico delle donne delle pulizie, perché tutte le volte che sale e trova una donna delle pulizie si scambiano saluti e commenti. Immagino che siano commenti di scherno nei miei confronti, ma fortunatamente non li intendo, Anche lui è dotato di appendice, ed è riconoscibile dall’abbigliamento, camicia, cravatta, gilè. E’ una figura furtiva e dispettosa. Quando si tratta di salire entra sempre prima lui per potersi piazzare comodamente. Mi trovo quindi, nella parte di viaggio condiviso, stretto tra la porta e il carrello, il che non sarebbe neppure un gran problema se non fosse che il fattorino non fa mai Più di tre piani per volta. E’ come il cavallo negli scacchi tre caselle per il lungo e una per il largo (scende). Nel momento di uscire non chiede di spostarvi, semplicemente si fa largo tra la persona e la porta. Ora so che l’atteggiamento corretto è quello di scendere, farlo passare e rientrare immediatamente non dandogli mai le spalle, ma i primi tempi mi sembrava di giocare a Twister.

Ci sono poi i passeggeri. Non normali pero, perché uno che sale al 6 piano e clicca il pulsante del 5, per me non è una persona normale. Così come uno che sale e spinge tre pulsanti diversi, facendo durare il viaggio dal 6 piano al piano terra lo stesso tempo che ci vorrebbe a salire tutta la torre, su su fino al 44 piano.

Un ultimo avvertimento, guardate sempre a che piano siete prima di scendere, perché scendere al primo piano invece che a terra, o al 5 invece che al 6 perché un buontempone ha chiamato l’ascensore, è un attimo.

Belleville


Ho cercato pure domenica scorsa di scrivere su questo blog, cosa che ho veramente voglia di fare per dividere emozioni e pensieri, ma la mia cara linea dsl super mega veloce mi ha abbandonato e ho dimenticato di salvare ciò che avevo già scritto, ma in fondo credo che non fosse niente di particolarmente intessante .. ci tenevo a raccontarvi della mia nuova seconda vita a Belleville, 11 esimo arrodissement di Paris, la mia piccola Napoli, la mia rinascita.. non sto esagerando mi sento veramente più serena, tranquilla e spero che la mia permanenza qui possa darmi ancora tanto. Nel mio piccolo villaggio sporco, ma profumato allo stesso tempo di curry, di pollo arrosto, di spezie "esotiche" .. il profumo di pane che sento la mattina nelle scale quando scendo le scale per andare al lavoro, scale dove non so mai quanti piedi ci hanno messo piede, collose, il tempo sembra si fermi qui, qui hai ancora una dimensione umana, il tempo qui sembra passi più lentamente.. bar e ristoranti di tutti i tipi, gente di tutti i tipi, operai, artisti, ma tutta gente alla mano, che parla senza problemi, ti senti meno solo.. per tanti è strano poter concepire di abitare qua, nella mia piccola Napoli, ma non immaginate quanto possa dare tutto questo meltin pot, me ne frego se pago 600 euro, dormo su un fouton, ho un solo lavandino per lavarmi i denti e fare la cucina, ho un monolocale di 18 metri quadrati, ma in fondo penso che avrei più sbattimenti e mi godrei meno la vita in 120 metri quadri.. ahahah ti immagini pulire un 18 e un 120? ahahah
Beh a parte gli scherzi credo che ogni tanto quando proprio siamo stanchi e non siamo più soddisfatti bisogna cambiare vita.. e io ho sentito che era il mio momento, ho cambiato lavoro, casa e trovato una persona che mi fa star bene, molto zen. Il lavoro precedente mi ha deluso parecchio, zero responsabilità, zero fiducia, zero crescita .. una coinquilina non troppo facile, una camera in un appartamento di lusso vicino agli Champs Elysees, con tutti i comfort, tranne quello della mia privacy.. una bella camera attaccata al salotto, piccolo problema senza porta..ma una bella tenda super classe sui toni del rosso, ma neanche la libertà di fare una telefonata..in più ospite 5gg su 7 il piccolo lord, compagno della mia coinquilina.. e tanto altro che non sto a raccontare perchè prenderebbe troppo tempo.. :-)
Comunque quello che volevo dire è che quando non va, bisogna cambiare e io ho avuto la fortuna che tutto filasse per il verso, meditavo nella disperazione di tornare a Forlì, ma alla fine ho sentito che non ero pronta per farlo, nessuno rispondeva per propormi un lavoro.. non che qui sia l'America, l'America non è più l'America, è cambiata ma sempre crisi c'è, lol, è difficile e richiede un notevole sforzo stare lontano dal proprio nido natale, ma fortifica.. ho bisogno di sentirmi libera e indipendente, amo l'Italia con tutto il mio cuore, sempre di più da quando sono lontana e fa male al cuore vedere che va sempre peggio, ci tolgono opportunità di crescita e di indipendenza..



« en nul autre endroit de Paris et de banlieue on ne vit jamais tant festiner, banqueter, gobeloter, biberonner, caqueter, raqueter, taroter, chanter, danser, cotilloner, bref, pour tout dire en un mot alors très en vogue : ramponner, car le roi de la Courtille, c’était Jean Ramponneaux (cabaretier du Tambour Royal) ».

mercoledì 19 novembre 2008

Milano by Night

Son seduto sullo sgabello della cucina del piccolo appartamneto di via degli Appennini a Milano.
Di fronte a me il mio compagno di disavventure toshiba, un peluche di renna che mi osserva dolcemente, una pentola sporca di sugo al pomodoro e il mio coinquilino M. che se la dorme allegramente spaparazzato sul divano, scandendo i rintocchi dell' orologio appeso al muro.
La televiosione trasmette le solite cose: telegiornali dalle notizie sempre più deprimenti, reality, e altra spazzatura. La spengo e mi rifugio in camera. Mi siedo sul letto e ripenso agli avvenimenti della giornata. Tra disegni da rifare, riunioni fatte al volo, una boccata "d'aria" ogni due ore e il computer che faceva i capricci mi è passata piuttosto bene come giornata lavorativa. Sono persino uscito presto, considerando che nelle giornate precedenti, quando mi toccava cenare con una pizza "da Gennaro" (non prendete mai la diavola, ha il sapore di maiale setoloso) sul tavolo da riunioni dello studio, si usciva sempre in seconda serata come "i bellissimi" di rete 4. Una volta fuori dallo studio ero spaesato, non sapevo cosa fare: andare a fare un giro, prendermi un caffè, infilarmi in libreria? delle tre la quarta: andare a casa, faceva decisamente freddo per stare in giro a fantasticare sul come impiegare le mie ore di libera uscita. A casa saluto M., preparo la cena, mangio come una piccola nutria avida di cibo, una "meravigliosa" per il dopo cena , accendo il mio compagno e mi passo la serata.
Fra poco un'altra "meravigliosa", questa volta della buonanotte, una doccia e poi letto.
Buonanotte a tutti

giovedì 13 novembre 2008

Ravenna

Che strana sensazione...in tutti questi anni non mi era quasi mai capitata. Una giornata così malinconica, tipica del periodo autunnale: cielo grigio, pioggia e un aria talmente densa di umidità da far materializzare i miei pensieri, i miei ricordi, le mie sensazioni. Per un istante mi è sembrato di tornare indietro nel tempo di un anno e mezzo, quando Stefano ed io andavamo insieme a studiare in biblioteca, o meglio usavamo la biblioteca come scusa per poterci vedere, per passare furtivamente un pò di ore insieme come fanno i liceali ( o forse oggi non lo fanno più?!). Ripensando mi sembrava di rivivere quei momenti...lo stesso parcheggio in cui ci salutavamo, le stesse strade percorse insieme, ma non ancora mano nella mano...Oggi che Ravenna era quasi deserta perchè pioveva ed i negozi erano chiusi,i luoghi della città mi sembravano i luoghi dell'anima...camminando attraverso il cuore della città era come se camminassi dentro di me, nella mia parte più nascosta, più intima.Una città come specchio per guardarsi dentro, per riassaporare le emozioni passate, per riprendersi il tempo dell'interiorità che con la frenesia abbiamo perso.

FORLI'

Ed eccomi pure io dentro questo blog di professionisti e cosmopoliti. In fin dei conti io sono ancora uno studente (seppure quasi al capolinea) e gran parte della mia giornata scorre tra biblioteche, lavoretto (a progetto), pub e casa. Tutto nel raggio di qualche chilometro quadrato. I miei pensieri più che di città sono di paese.
Sempre più spesso e a maggior ragione in questi mesi in cui voi miei amici siete tutti sparpaglati di qua e di la, percepisco sempre più una strana forma claustrofobico allergica per Saffi, Biblioteca e Latob. Mi sento in un limbo, nè del tutto studente nè del tutto lavoratore, in una città che è stata il mio passato, è il mio presente e non so se sarà il mio futuro. Tutto questo finisce per acuire la strana sensazione di disagio. Ma poi ogni cosa riserva degli aspetti positivi, in fin dei conti un limbo è un'anticamera per qualcosa di migliore e, se sulla terra non è esattamete vero, a maggior ragione non ci si deve fermare alle apparenze scorraggianti. E allora, finisco per scoprire qualcosa di nuovo ogni volta, a fare cose diverse e mi rendi conto che la città in sordina dove abbiamo passato gran parte della nostra vita non è poi così spenta. Fa sentire il suo peso di centoventimila anime, c'è gente e ci sono iniziative. Non ci sarà mai la biennale, ma quel che importa è che ti può permettere di trascorrere una bella serata, spesso ascoltando un interessante concerto dal vivo (magari pubblicizzato su quei giornaletti di eventi che per anni si sfogliano nei tempi morti), o un buon dj di fama. Il week end è diverso, Forlì by night si riposa lasciando il passo al richiamo della movida cesenate o costiera, ma in queste serate autunnali l'ho riscoperta e mi è parsa, malgrado la stagione, un po' fiorita.
Ora vi saluto, amici, e passo dall'economo del comune a chiudere una pratica per un rimborso che mi spetta per attività di promozione della città ;)....a presto