Essendo io ragazzo di campagna non mi ero mai dovuto confrontare giornalmente con l’ascensore.
Madrid è una città moderna e cosmopolita dove l’ascensore sembra essere l’unico modo di salire (arribar) o scendere (dabajar) all’interno di un palazzo.
Cosi mi trovo a passare una buona fetta della giornata nell’intorno di questo strumento.
Ho capito un sacco di cose. Ci sono ascensori belli, quelli della torre in cui lavoro, ad esempio. Sono almeno 18 Più 4 montacarichi, fuori le pareti di acciaio Inox lucide, in cui ti puoi specchiare, dentro rivestimenti in marmo e acciaio dotati di una pulsantiera iperteconologica con tanti bottoni, una a destra e una a sinistra, per facilitare la selezione del piano al passeggero e naturalmente telecamera di controllo sopra la tua testa.
E ci sono ascensori brutti, come quelli del posto in cui vivo, sono 2, anni 60 porta esterna riverniciata, male, di nero fuori e di bianco dentro, ad apertura manuale e chiusura lentissima, specchio rigato e lo stesso ferro verniciato di nero all’interno. Lentissimo ad arrivare, lentissimo a salire o scendere, ogni volta che si muove sembra che una bestia venga stritolata negli ingranaggi lanciando urli strazianti.
Curiosi e variegati sono poi i personaggi che lo utilizzano.
La donna delle pulizie è immancabile. La mattina solitamente scendo a fare colazione verso le 8. Invariabilmente l’ascensore tarda Più del solito ad arrivare e sento delle forti botte provenire da sopra la mia testa o sotto i miei piedi. Dopo all’incirca tre o quattro minuti finalmente odo il clock e noto l’accensione della spia, segnali che il mio cervello ha imparato a riconoscere, mi avvertono della possibilità di aprire la porta e utilizzare l’ascensore. Ma cosa trovo, un carrello ricolmo di prodotti di pulizia e secchio di acqua sporca, a volte due, con una piccola signora nascosta tra il carrello e la parete posteriore. Cosa mi viene quindi detto, pardona no se puede. Ma non perché non ci starebbe un altra persona, ma perché il carrello è incastrato in maniera tale che non possa essere spostato! Se non con la forza e la signora si è incastrata nel fondo tra il carrello e la porta posteriore per dimostrarti di essere vittima e non carnefice.
La donna delle pulizie non è pero un personaggio dalle sole abitudini mattutine, non ho ancora capito bene perché, ma la incontro ad ogni ora del giorno. Si aggira con questo carrello tra un piano e l’altro, anche in ufficio, e ad oggi, dopo due mesi, non ho ancora trovato la sua tana per poterla privare dell’appendice. Sono fermamente convinto che i secchi e il materiale li dovrebbe portare a mano, così ci sarebbe posto anche per me.
Il fattorino è amico delle donne delle pulizie, perché tutte le volte che sale e trova una donna delle pulizie si scambiano saluti e commenti. Immagino che siano commenti di scherno nei miei confronti, ma fortunatamente non li intendo, Anche lui è dotato di appendice, ed è riconoscibile dall’abbigliamento, camicia, cravatta, gilè. E’ una figura furtiva e dispettosa. Quando si tratta di salire entra sempre prima lui per potersi piazzare comodamente. Mi trovo quindi, nella parte di viaggio condiviso, stretto tra la porta e il carrello, il che non sarebbe neppure un gran problema se non fosse che il fattorino non fa mai Più di tre piani per volta. E’ come il cavallo negli scacchi tre caselle per il lungo e una per il largo (scende). Nel momento di uscire non chiede di spostarvi, semplicemente si fa largo tra la persona e la porta. Ora so che l’atteggiamento corretto è quello di scendere, farlo passare e rientrare immediatamente non dandogli mai le spalle, ma i primi tempi mi sembrava di giocare a Twister.
Ci sono poi i passeggeri. Non normali pero, perché uno che sale al 6 piano e clicca il pulsante del 5, per me non è una persona normale. Così come uno che sale e spinge tre pulsanti diversi, facendo durare il viaggio dal 6 piano al piano terra lo stesso tempo che ci vorrebbe a salire tutta la torre, su su fino al 44 piano.
Un ultimo avvertimento, guardate sempre a che piano siete prima di scendere, perché scendere al primo piano invece che a terra, o al 5 invece che al 6 perché un buontempone ha chiamato l’ascensore, è un attimo.
sabato 29 novembre 2008
Belleville
Ho cercato pure domenica scorsa di scrivere su questo blog, cosa che ho veramente voglia di fare per dividere emozioni e pensieri, ma la mia cara linea dsl super mega veloce mi ha abbandonato e ho dimenticato di salvare ciò che avevo già scritto, ma in fondo credo che non fosse niente di particolarmente intessante .. ci tenevo a raccontarvi della mia nuova seconda vita a Belleville, 11 esimo arrodissement di Paris, la mia piccola Napoli, la mia rinascita.. non sto esagerando mi sento veramente più serena, tranquilla e spero che la mia permanenza qui possa darmi ancora tanto. Nel mio piccolo villaggio sporco, ma profumato allo stesso tempo di curry, di pollo arrosto, di spezie "esotiche" .. il profumo di pane che sento la mattina nelle scale quando scendo le scale per andare al lavoro, scale dove non so mai quanti piedi ci hanno messo piede, collose, il tempo sembra si fermi qui, qui hai ancora una dimensione umana, il tempo qui sembra passi più lentamente.. bar e ristoranti di tutti i tipi, gente di tutti i tipi, operai, artisti, ma tutta gente alla mano, che parla senza problemi, ti senti meno solo.. per tanti è strano poter concepire di abitare qua, nella mia piccola Napoli, ma non immaginate quanto possa dare tutto questo meltin pot, me ne frego se pago 600 euro, dormo su un fouton, ho un solo lavandino per lavarmi i denti e fare la cucina, ho un monolocale di 18 metri quadrati, ma in fondo penso che avrei più sbattimenti e mi godrei meno la vita in 120 metri quadri.. ahahah ti immagini pulire un 18 e un 120? ahahah
Beh a parte gli scherzi credo che ogni tanto quando proprio siamo stanchi e non siamo più soddisfatti bisogna cambiare vita.. e io ho sentito che era il mio momento, ho cambiato lavoro, casa e trovato una persona che mi fa star bene, molto zen. Il lavoro precedente mi ha deluso parecchio, zero responsabilità, zero fiducia, zero crescita .. una coinquilina non troppo facile, una camera in un appartamento di lusso vicino agli Champs Elysees, con tutti i comfort, tranne quello della mia privacy.. una bella camera attaccata al salotto, piccolo problema senza porta..ma una bella tenda super classe sui toni del rosso, ma neanche la libertà di fare una telefonata..in più ospite 5gg su 7 il piccolo lord, compagno della mia coinquilina.. e tanto altro che non sto a raccontare perchè prenderebbe troppo tempo.. :-)
Comunque quello che volevo dire è che quando non va, bisogna cambiare e io ho avuto la fortuna che tutto filasse per il verso, meditavo nella disperazione di tornare a Forlì, ma alla fine ho sentito che non ero pronta per farlo, nessuno rispondeva per propormi un lavoro.. non che qui sia l'America, l'America non è più l'America, è cambiata ma sempre crisi c'è, lol, è difficile e richiede un notevole sforzo stare lontano dal proprio nido natale, ma fortifica.. ho bisogno di sentirmi libera e indipendente, amo l'Italia con tutto il mio cuore, sempre di più da quando sono lontana e fa male al cuore vedere che va sempre peggio, ci tolgono opportunità di crescita e di indipendenza..
« en nul autre endroit de Paris et de banlieue on ne vit jamais tant festiner, banqueter, gobeloter, biberonner, caqueter, raqueter, taroter, chanter, danser, cotilloner, bref, pour tout dire en un mot alors très en vogue : ramponner, car le roi de la Courtille, c’était Jean Ramponneaux (cabaretier du Tambour Royal) ».
mercoledì 19 novembre 2008
Milano by Night
Son seduto sullo sgabello della cucina del piccolo appartamneto di via degli Appennini a Milano.
Di fronte a me il mio compagno di disavventure toshiba, un peluche di renna che mi osserva dolcemente, una pentola sporca di sugo al pomodoro e il mio coinquilino M. che se la dorme allegramente spaparazzato sul divano, scandendo i rintocchi dell' orologio appeso al muro.
La televiosione trasmette le solite cose: telegiornali dalle notizie sempre più deprimenti, reality, e altra spazzatura. La spengo e mi rifugio in camera. Mi siedo sul letto e ripenso agli avvenimenti della giornata. Tra disegni da rifare, riunioni fatte al volo, una boccata "d'aria" ogni due ore e il computer che faceva i capricci mi è passata piuttosto bene come giornata lavorativa. Sono persino uscito presto, considerando che nelle giornate precedenti, quando mi toccava cenare con una pizza "da Gennaro" (non prendete mai la diavola, ha il sapore di maiale setoloso) sul tavolo da riunioni dello studio, si usciva sempre in seconda serata come "i bellissimi" di rete 4. Una volta fuori dallo studio ero spaesato, non sapevo cosa fare: andare a fare un giro, prendermi un caffè, infilarmi in libreria? delle tre la quarta: andare a casa, faceva decisamente freddo per stare in giro a fantasticare sul come impiegare le mie ore di libera uscita. A casa saluto M., preparo la cena, mangio come una piccola nutria avida di cibo, una "meravigliosa" per il dopo cena , accendo il mio compagno e mi passo la serata.
Fra poco un'altra "meravigliosa", questa volta della buonanotte, una doccia e poi letto.
Buonanotte a tutti
Di fronte a me il mio compagno di disavventure toshiba, un peluche di renna che mi osserva dolcemente, una pentola sporca di sugo al pomodoro e il mio coinquilino M. che se la dorme allegramente spaparazzato sul divano, scandendo i rintocchi dell' orologio appeso al muro.
La televiosione trasmette le solite cose: telegiornali dalle notizie sempre più deprimenti, reality, e altra spazzatura. La spengo e mi rifugio in camera. Mi siedo sul letto e ripenso agli avvenimenti della giornata. Tra disegni da rifare, riunioni fatte al volo, una boccata "d'aria" ogni due ore e il computer che faceva i capricci mi è passata piuttosto bene come giornata lavorativa. Sono persino uscito presto, considerando che nelle giornate precedenti, quando mi toccava cenare con una pizza "da Gennaro" (non prendete mai la diavola, ha il sapore di maiale setoloso) sul tavolo da riunioni dello studio, si usciva sempre in seconda serata come "i bellissimi" di rete 4. Una volta fuori dallo studio ero spaesato, non sapevo cosa fare: andare a fare un giro, prendermi un caffè, infilarmi in libreria? delle tre la quarta: andare a casa, faceva decisamente freddo per stare in giro a fantasticare sul come impiegare le mie ore di libera uscita. A casa saluto M., preparo la cena, mangio come una piccola nutria avida di cibo, una "meravigliosa" per il dopo cena , accendo il mio compagno e mi passo la serata.
Fra poco un'altra "meravigliosa", questa volta della buonanotte, una doccia e poi letto.
Buonanotte a tutti
giovedì 13 novembre 2008
Ravenna
Che strana sensazione...in tutti questi anni non mi era quasi mai capitata. Una giornata così malinconica, tipica del periodo autunnale: cielo grigio, pioggia e un aria talmente densa di umidità da far materializzare i miei pensieri, i miei ricordi, le mie sensazioni. Per un istante mi è sembrato di tornare indietro nel tempo di un anno e mezzo, quando Stefano ed io andavamo insieme a studiare in biblioteca, o meglio usavamo la biblioteca come scusa per poterci vedere, per passare furtivamente un pò di ore insieme come fanno i liceali ( o forse oggi non lo fanno più?!). Ripensando mi sembrava di rivivere quei momenti...lo stesso parcheggio in cui ci salutavamo, le stesse strade percorse insieme, ma non ancora mano nella mano...Oggi che Ravenna era quasi deserta perchè pioveva ed i negozi erano chiusi,i luoghi della città mi sembravano i luoghi dell'anima...camminando attraverso il cuore della città era come se camminassi dentro di me, nella mia parte più nascosta, più intima.Una città come specchio per guardarsi dentro, per riassaporare le emozioni passate, per riprendersi il tempo dell'interiorità che con la frenesia abbiamo perso.
FORLI'
Ed eccomi pure io dentro questo blog di professionisti e cosmopoliti. In fin dei conti io sono ancora uno studente (seppure quasi al capolinea) e gran parte della mia giornata scorre tra biblioteche, lavoretto (a progetto), pub e casa. Tutto nel raggio di qualche chilometro quadrato. I miei pensieri più che di città sono di paese.
Sempre più spesso e a maggior ragione in questi mesi in cui voi miei amici siete tutti sparpaglati di qua e di la, percepisco sempre più una strana forma claustrofobico allergica per Saffi, Biblioteca e Latob. Mi sento in un limbo, nè del tutto studente nè del tutto lavoratore, in una città che è stata il mio passato, è il mio presente e non so se sarà il mio futuro. Tutto questo finisce per acuire la strana sensazione di disagio. Ma poi ogni cosa riserva degli aspetti positivi, in fin dei conti un limbo è un'anticamera per qualcosa di migliore e, se sulla terra non è esattamete vero, a maggior ragione non ci si deve fermare alle apparenze scorraggianti. E allora, finisco per scoprire qualcosa di nuovo ogni volta, a fare cose diverse e mi rendi conto che la città in sordina dove abbiamo passato gran parte della nostra vita non è poi così spenta. Fa sentire il suo peso di centoventimila anime, c'è gente e ci sono iniziative. Non ci sarà mai la biennale, ma quel che importa è che ti può permettere di trascorrere una bella serata, spesso ascoltando un interessante concerto dal vivo (magari pubblicizzato su quei giornaletti di eventi che per anni si sfogliano nei tempi morti), o un buon dj di fama. Il week end è diverso, Forlì by night si riposa lasciando il passo al richiamo della movida cesenate o costiera, ma in queste serate autunnali l'ho riscoperta e mi è parsa, malgrado la stagione, un po' fiorita.
Ora vi saluto, amici, e passo dall'economo del comune a chiudere una pratica per un rimborso che mi spetta per attività di promozione della città ;)....a presto
Sempre più spesso e a maggior ragione in questi mesi in cui voi miei amici siete tutti sparpaglati di qua e di la, percepisco sempre più una strana forma claustrofobico allergica per Saffi, Biblioteca e Latob. Mi sento in un limbo, nè del tutto studente nè del tutto lavoratore, in una città che è stata il mio passato, è il mio presente e non so se sarà il mio futuro. Tutto questo finisce per acuire la strana sensazione di disagio. Ma poi ogni cosa riserva degli aspetti positivi, in fin dei conti un limbo è un'anticamera per qualcosa di migliore e, se sulla terra non è esattamete vero, a maggior ragione non ci si deve fermare alle apparenze scorraggianti. E allora, finisco per scoprire qualcosa di nuovo ogni volta, a fare cose diverse e mi rendi conto che la città in sordina dove abbiamo passato gran parte della nostra vita non è poi così spenta. Fa sentire il suo peso di centoventimila anime, c'è gente e ci sono iniziative. Non ci sarà mai la biennale, ma quel che importa è che ti può permettere di trascorrere una bella serata, spesso ascoltando un interessante concerto dal vivo (magari pubblicizzato su quei giornaletti di eventi che per anni si sfogliano nei tempi morti), o un buon dj di fama. Il week end è diverso, Forlì by night si riposa lasciando il passo al richiamo della movida cesenate o costiera, ma in queste serate autunnali l'ho riscoperta e mi è parsa, malgrado la stagione, un po' fiorita.
Ora vi saluto, amici, e passo dall'economo del comune a chiudere una pratica per un rimborso che mi spetta per attività di promozione della città ;)....a presto
martedì 11 novembre 2008
Madrid, 11/11/2008 San Martino
Passare in un giorno da una realtá provinciale, ovattata e sicura come quella da cui provengo. A doversi gestir da solo. Seppur per un periodo di tempo limitato e con tutti i paracadute garantiti dal mio lavoro, è qualcosa che mi ha spiazzato piú di quanto abbia mai potuto immaginare.
Ho notato anch’io, come turro, l’alienazione delle persone in metropolitana, ognuno immerso nelle proprie cuffie, o con la testa china sul giornale. Ma devo ammettere che sono il primo che cerca di evitare gli sguardi e che ogni volta che viene fermato cerca di sbrigarsela nel piú veloce ed educato dei modi.
“No hablo español, lo siento, soy Italiano” se vi serve un trucco sicuro per evitare la pezza di una signora in fila al supermercato o dell’ennesimo barista logorroico alle 7 e 30 a.m. questa frase a Madrid funziona sempre.
E statene certi in ogni declinazione, a seconda del paese in cui vi trovate, non sbaglia mai.
Peggio è se vi trovate in un autubus, a Los Angeles, direzione downtown, e tutto a un tratto, dopo aver parlato per all’incirca quindici minuti di quanto siete arrapati con la vostra ragazza, il signore sulla sessantina seduto di fronte a voi, non vi scappa fuori con un “come fa caldo oggi” e inizia a conversare in un italiano zoppicante ma pienamente comprensibile con una signora seduta tre file avanti a lui del piú e del meno, sempre in italiano, ad un volume abbastanza alto da attirare l’attenzione e la simpatia di tutto l’autobus. Autista incluso.
In questo caso nulla vi puó evitare di provare un caldo equiparabile a quello che prova una fetta di vitello mentre la cuocete, soli soletti nella vostra stanza, nella cittá in cui vi trovate.
Pronti a gustare l’ennesima cena a basso costo, combattuti tra il pensiero ispirato dal vostro lato godereccio, “almeno un po’ me la devo godere, potró almeno permettermi una cena come si deve dopo che passo tutto il giorno da solo a lavorare” e quello proveniente dalla vostra piccola parte di coscenza non ancora corrotta che vi porta a finire, il martedi sera, le fette di vitello comprate sabato pomeriggio “al corte ingles” perchè non si puó buttare via niente, anche se il costo netto delle due fettine rimaste si aggira sui due Euro e sono tre sere consecutive che mangiate la stessa cosa.
Se solo fossi un minimo più astuto, e da oggi lo sarò, la carne la comprerei al banco e non nei paccheti giá tagliati, solo per evitare di dover parlare e spiegarmi con il macellaio.
Ho notato anch’io, come turro, l’alienazione delle persone in metropolitana, ognuno immerso nelle proprie cuffie, o con la testa china sul giornale. Ma devo ammettere che sono il primo che cerca di evitare gli sguardi e che ogni volta che viene fermato cerca di sbrigarsela nel piú veloce ed educato dei modi.
“No hablo español, lo siento, soy Italiano” se vi serve un trucco sicuro per evitare la pezza di una signora in fila al supermercato o dell’ennesimo barista logorroico alle 7 e 30 a.m. questa frase a Madrid funziona sempre.
E statene certi in ogni declinazione, a seconda del paese in cui vi trovate, non sbaglia mai.
Peggio è se vi trovate in un autubus, a Los Angeles, direzione downtown, e tutto a un tratto, dopo aver parlato per all’incirca quindici minuti di quanto siete arrapati con la vostra ragazza, il signore sulla sessantina seduto di fronte a voi, non vi scappa fuori con un “come fa caldo oggi” e inizia a conversare in un italiano zoppicante ma pienamente comprensibile con una signora seduta tre file avanti a lui del piú e del meno, sempre in italiano, ad un volume abbastanza alto da attirare l’attenzione e la simpatia di tutto l’autobus. Autista incluso.
In questo caso nulla vi puó evitare di provare un caldo equiparabile a quello che prova una fetta di vitello mentre la cuocete, soli soletti nella vostra stanza, nella cittá in cui vi trovate.
Pronti a gustare l’ennesima cena a basso costo, combattuti tra il pensiero ispirato dal vostro lato godereccio, “almeno un po’ me la devo godere, potró almeno permettermi una cena come si deve dopo che passo tutto il giorno da solo a lavorare” e quello proveniente dalla vostra piccola parte di coscenza non ancora corrotta che vi porta a finire, il martedi sera, le fette di vitello comprate sabato pomeriggio “al corte ingles” perchè non si puó buttare via niente, anche se il costo netto delle due fettine rimaste si aggira sui due Euro e sono tre sere consecutive che mangiate la stessa cosa.
Se solo fossi un minimo più astuto, e da oggi lo sarò, la carne la comprerei al banco e non nei paccheti giá tagliati, solo per evitare di dover parlare e spiegarmi con il macellaio.
Venezia, 08/11/2008 Romantica
Un saluto a tutti quanti
sabato mattina sono partito alla volta di Venezia, per inoltrarmi nelle bellissime aree che ospitano l' 11a Mostra Internazionale di Architettura della Biennale, Out There: Architecture Beyond Building.
Mentre il sole timidamente attendeva nell'oscurità e la maggior parte delle persone ancora dormiva, la radiosveglia, nel piccolo appartamento di via degli Appenini di Milano, ha iniziato a sbraitare con tutta la sua sonora potenza l'ora del traumatico risveglio: le 5:50. Dopo diverse peripezie con il cuscino e la radio mi son buttato in picchiata verso la stazione centrale dei treni.
Voi direte: ma chi te lo fa fare dopo una settimana di lavoro, svegliarti a quell' ora, in uno degli unici due giorni liberi?! Sei proprio fuso di testa!!!
Io vi rispondo: Vabbè!!! Ci sta!! (espressioni con copyright di proprietà di Gianni, un amico)
Una volta in treno, un regionale, il più economico, mi aspettava un viaggio di 4 ore, che tra una dormita, un pò di corriere della sera e qualche scuriosata qua e là mi sono passate francamente quasi bene.
Sbarco previsto ore 10:41 a Venezia Mestre. Arrivo effettivo ore 10:55, non c'è male. Ho incontrato la mia ragazza e insieme siamo andati nel bed&breakfast "Romantica Venezia" per appoggiare le valigie (non c'è bisogno di ridere per il nome del bed&breakfast, era il più economico nei paraggi). Lì ci attendevano i padroni, marito e moglie, lui un ghiacciolo, lei una piacevole signora quasi intorpidita dal freddo del coniuge.
Dopo tutto sto sbatti siamo ritornati in stazione per raggiungere la "carissima" Venezia.
Dalla stazione di Santa Lucia ci siamo diretti a piedi verso l' arsenale, inoltrandoci in vicoli e calle che a volte erano così strette da non farci passare nemmeno un passeggino.
Un'ora e mezza di camminata, un poco esausti e stremati, alle 13:00 circa siamo entrati quasi a carponi. All' interno esposizioni veramente particolari, modellini in scala reale di grandi architetture, oggetti di design avveniristici, installazioni interattive innovative, alcune delle quali forse non centravano quasi niente con l' architettura, però in fin dei conti: Vabbè!!! Ci sta!!
Finito il gran tour, usciamo e ci incamminiamo verso la "Romantica Venezia"...ma prima, perchè non vedere il famosissimo e nuovissimo ponte di Calatrava!!!..Ci sta!! Non sapendo dove si trovi iniziamo a camminare, camminare, camminare, attraversiamo il Sestiere (quartiere) di San Marco, e ci inoltriamo nel Sestiere di Dorsoduro dove con tanta pazienza, resistenza e spirito d'avventura ci perdiamo nelle strettissime e desolate calle. E' incredibile come in questa città, affollatissima, frequentata da migliaia di turisti al giorno e piena di tizi che ti vogliono rifilare rose e ciondolini di ogni genere, ti possa ritrovare improvvisamente in un vicoletto, strozzato fra le case, completamente solo e isolato da tutti, come se fossi l' unico essere umano nella faccia della terra. Inaspettatamente ti giri e non vedi più nessuno. Strano, in quel momento ho pensato: altro che Venezia Romantica!!! Venezia oscura ed enigmatica!
Una volta ritornato sulla terra cerco di interpretare la cartina stradale che ho nelle mani. Insieme alla mia ragazza, riprendiamo a camminare e per fortuna ci imbattiamo in una veneziana (una ragazza, non il serramento) che ci indica la strada del ritorno. Arriviamo al famosissimo ponte, veramente bello ed elegante e soprattutto non è vero che è scivoloso. Stiamo un pò lì, mi fumo una sigaretta e ce ne andiamo, soddisfatti dell' intensa giornata ma anche amareggiati per il rientro nella "Romantica Venezia".Ma dopotutto: Vabbè!!! Ci sta!!
sabato mattina sono partito alla volta di Venezia, per inoltrarmi nelle bellissime aree che ospitano l' 11a Mostra Internazionale di Architettura della Biennale, Out There: Architecture Beyond Building.
Mentre il sole timidamente attendeva nell'oscurità e la maggior parte delle persone ancora dormiva, la radiosveglia, nel piccolo appartamento di via degli Appenini di Milano, ha iniziato a sbraitare con tutta la sua sonora potenza l'ora del traumatico risveglio: le 5:50. Dopo diverse peripezie con il cuscino e la radio mi son buttato in picchiata verso la stazione centrale dei treni.
Voi direte: ma chi te lo fa fare dopo una settimana di lavoro, svegliarti a quell' ora, in uno degli unici due giorni liberi?! Sei proprio fuso di testa!!!
Io vi rispondo: Vabbè!!! Ci sta!! (espressioni con copyright di proprietà di Gianni, un amico)
Una volta in treno, un regionale, il più economico, mi aspettava un viaggio di 4 ore, che tra una dormita, un pò di corriere della sera e qualche scuriosata qua e là mi sono passate francamente quasi bene.
Sbarco previsto ore 10:41 a Venezia Mestre. Arrivo effettivo ore 10:55, non c'è male. Ho incontrato la mia ragazza e insieme siamo andati nel bed&breakfast "Romantica Venezia" per appoggiare le valigie (non c'è bisogno di ridere per il nome del bed&breakfast, era il più economico nei paraggi). Lì ci attendevano i padroni, marito e moglie, lui un ghiacciolo, lei una piacevole signora quasi intorpidita dal freddo del coniuge.
Dopo tutto sto sbatti siamo ritornati in stazione per raggiungere la "carissima" Venezia.
Dalla stazione di Santa Lucia ci siamo diretti a piedi verso l' arsenale, inoltrandoci in vicoli e calle che a volte erano così strette da non farci passare nemmeno un passeggino.
Un'ora e mezza di camminata, un poco esausti e stremati, alle 13:00 circa siamo entrati quasi a carponi. All' interno esposizioni veramente particolari, modellini in scala reale di grandi architetture, oggetti di design avveniristici, installazioni interattive innovative, alcune delle quali forse non centravano quasi niente con l' architettura, però in fin dei conti: Vabbè!!! Ci sta!!
Finito il gran tour, usciamo e ci incamminiamo verso la "Romantica Venezia"...ma prima, perchè non vedere il famosissimo e nuovissimo ponte di Calatrava!!!..Ci sta!! Non sapendo dove si trovi iniziamo a camminare, camminare, camminare, attraversiamo il Sestiere (quartiere) di San Marco, e ci inoltriamo nel Sestiere di Dorsoduro dove con tanta pazienza, resistenza e spirito d'avventura ci perdiamo nelle strettissime e desolate calle. E' incredibile come in questa città, affollatissima, frequentata da migliaia di turisti al giorno e piena di tizi che ti vogliono rifilare rose e ciondolini di ogni genere, ti possa ritrovare improvvisamente in un vicoletto, strozzato fra le case, completamente solo e isolato da tutti, come se fossi l' unico essere umano nella faccia della terra. Inaspettatamente ti giri e non vedi più nessuno. Strano, in quel momento ho pensato: altro che Venezia Romantica!!! Venezia oscura ed enigmatica!
Una volta ritornato sulla terra cerco di interpretare la cartina stradale che ho nelle mani. Insieme alla mia ragazza, riprendiamo a camminare e per fortuna ci imbattiamo in una veneziana (una ragazza, non il serramento) che ci indica la strada del ritorno. Arriviamo al famosissimo ponte, veramente bello ed elegante e soprattutto non è vero che è scivoloso. Stiamo un pò lì, mi fumo una sigaretta e ce ne andiamo, soddisfatti dell' intensa giornata ma anche amareggiati per il rientro nella "Romantica Venezia".Ma dopotutto: Vabbè!!! Ci sta!!
giovedì 6 novembre 2008
Milano, 5-11-2008 Un giorno globalmente singolare
Buongiorno a tutti
ieri è stata una giornata veramente singolare...
la sveglia non si è fatta sentire o qualcuno (forse io) l' ha spenta senza che io me ne fossi accorto e sopratutto senza il ben che minimo ricordo. Alzatomi in ritardo mi affretto, con velocità prossima alla luce, a prepararmi per andare al lavoro, e come tutte le mattine procedo con la solita routine: mi vesto con le prime cose che trovo nell' armadio, vado al bagno per lavarmi i denti, sistemarmi i capelli con 2 chili di gel e ...vabè il resto lo potete immaginare. Finite le due azioni principali per un risveglio istantaneo procedo col terzo evento, forse più impotante: la colazione. Preparo il caffèlatte con la mucca espresso, tiro fuori la tazza, lo zucchero, la pastarina della mulino bianco e i Kellogg's Coco Pops...ma porca la miseria, ho preso la scatola dei cereali dal verso sbagliato, mi si sversano tutti sul pavimento, una spiaggia ricoperta di petali di frumento al cioccolato...PORCA BOIA..Vabè prendo la scopa e inizio a ripulire il tutto , faccio colazione con l' imbuto e corro alla metro, prendo il giornale e paglie e mi butto a capofitto dentro il treno della rossa in direzione Sesto...Sbarco in piazza Duomo e mi accendo una sigaretta appena esco fuori dal bumker della stazione(come tutte le mattine)...entro in ufficio in ritardissimo ma per fortuna dove lavoro sono molto flessibili e non si sono incazzati per niente...
Un gran inizio di giornata...vabè si lavora tutta la mattina.Pranzo alle 14:00 con una fame che non ci vedo più..Ritorno al lavoro alle 14:45 e ci dò dentro fino a tarda sera. Esco alle 22 e arrivo finalmente a casa alle 22:30 stremato econ gli occhi stralunati, vorrei vedere voi se state attacati a uno schermo di un computer tutto il giorno. Ceno con quello che trovo nel frigo e dopo mi metto a leggere il giornale. Notiziona delle notizione: il nuovo presidente degli Stai Uniti è Barak Obama. Porca boia il nuovo capo di stato del nuovo continente è un democratico ed è persino di colore. MITICO!!! Leggo un pò qua e un pò là e mi soffermo su una sua foto dove lo ritrae su un palcoscenico insieme a sua moglie e alle sue figlie mentre saluta il pubblico...dal suo viso si legge un' espressione di orgoglio, fierezza e felicità...mi ha fatto pensare: cavoli!! chissà come ci si sente a diventare il presidente della nazione più potente al mondo?!! dopodichè mi sono addormentato per aspettare una nuova intensa giornata di lavoro
ieri è stata una giornata veramente singolare...
la sveglia non si è fatta sentire o qualcuno (forse io) l' ha spenta senza che io me ne fossi accorto e sopratutto senza il ben che minimo ricordo. Alzatomi in ritardo mi affretto, con velocità prossima alla luce, a prepararmi per andare al lavoro, e come tutte le mattine procedo con la solita routine: mi vesto con le prime cose che trovo nell' armadio, vado al bagno per lavarmi i denti, sistemarmi i capelli con 2 chili di gel e ...vabè il resto lo potete immaginare. Finite le due azioni principali per un risveglio istantaneo procedo col terzo evento, forse più impotante: la colazione. Preparo il caffèlatte con la mucca espresso, tiro fuori la tazza, lo zucchero, la pastarina della mulino bianco e i Kellogg's Coco Pops...ma porca la miseria, ho preso la scatola dei cereali dal verso sbagliato, mi si sversano tutti sul pavimento, una spiaggia ricoperta di petali di frumento al cioccolato...PORCA BOIA..Vabè prendo la scopa e inizio a ripulire il tutto , faccio colazione con l' imbuto e corro alla metro, prendo il giornale e paglie e mi butto a capofitto dentro il treno della rossa in direzione Sesto...Sbarco in piazza Duomo e mi accendo una sigaretta appena esco fuori dal bumker della stazione(come tutte le mattine)...entro in ufficio in ritardissimo ma per fortuna dove lavoro sono molto flessibili e non si sono incazzati per niente...
Un gran inizio di giornata...vabè si lavora tutta la mattina.Pranzo alle 14:00 con una fame che non ci vedo più..Ritorno al lavoro alle 14:45 e ci dò dentro fino a tarda sera. Esco alle 22 e arrivo finalmente a casa alle 22:30 stremato econ gli occhi stralunati, vorrei vedere voi se state attacati a uno schermo di un computer tutto il giorno. Ceno con quello che trovo nel frigo e dopo mi metto a leggere il giornale. Notiziona delle notizione: il nuovo presidente degli Stai Uniti è Barak Obama. Porca boia il nuovo capo di stato del nuovo continente è un democratico ed è persino di colore. MITICO!!! Leggo un pò qua e un pò là e mi soffermo su una sua foto dove lo ritrae su un palcoscenico insieme a sua moglie e alle sue figlie mentre saluta il pubblico...dal suo viso si legge un' espressione di orgoglio, fierezza e felicità...mi ha fatto pensare: cavoli!! chissà come ci si sente a diventare il presidente della nazione più potente al mondo?!! dopodichè mi sono addormentato per aspettare una nuova intensa giornata di lavoro
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