Essendo io ragazzo di campagna non mi ero mai dovuto confrontare giornalmente con l’ascensore.
Madrid è una città moderna e cosmopolita dove l’ascensore sembra essere l’unico modo di salire (arribar) o scendere (dabajar) all’interno di un palazzo.
Cosi mi trovo a passare una buona fetta della giornata nell’intorno di questo strumento.
Ho capito un sacco di cose. Ci sono ascensori belli, quelli della torre in cui lavoro, ad esempio. Sono almeno 18 Più 4 montacarichi, fuori le pareti di acciaio Inox lucide, in cui ti puoi specchiare, dentro rivestimenti in marmo e acciaio dotati di una pulsantiera iperteconologica con tanti bottoni, una a destra e una a sinistra, per facilitare la selezione del piano al passeggero e naturalmente telecamera di controllo sopra la tua testa.
E ci sono ascensori brutti, come quelli del posto in cui vivo, sono 2, anni 60 porta esterna riverniciata, male, di nero fuori e di bianco dentro, ad apertura manuale e chiusura lentissima, specchio rigato e lo stesso ferro verniciato di nero all’interno. Lentissimo ad arrivare, lentissimo a salire o scendere, ogni volta che si muove sembra che una bestia venga stritolata negli ingranaggi lanciando urli strazianti.
Curiosi e variegati sono poi i personaggi che lo utilizzano.
La donna delle pulizie è immancabile. La mattina solitamente scendo a fare colazione verso le 8. Invariabilmente l’ascensore tarda Più del solito ad arrivare e sento delle forti botte provenire da sopra la mia testa o sotto i miei piedi. Dopo all’incirca tre o quattro minuti finalmente odo il clock e noto l’accensione della spia, segnali che il mio cervello ha imparato a riconoscere, mi avvertono della possibilità di aprire la porta e utilizzare l’ascensore. Ma cosa trovo, un carrello ricolmo di prodotti di pulizia e secchio di acqua sporca, a volte due, con una piccola signora nascosta tra il carrello e la parete posteriore. Cosa mi viene quindi detto, pardona no se puede. Ma non perché non ci starebbe un altra persona, ma perché il carrello è incastrato in maniera tale che non possa essere spostato! Se non con la forza e la signora si è incastrata nel fondo tra il carrello e la porta posteriore per dimostrarti di essere vittima e non carnefice.
La donna delle pulizie non è pero un personaggio dalle sole abitudini mattutine, non ho ancora capito bene perché, ma la incontro ad ogni ora del giorno. Si aggira con questo carrello tra un piano e l’altro, anche in ufficio, e ad oggi, dopo due mesi, non ho ancora trovato la sua tana per poterla privare dell’appendice. Sono fermamente convinto che i secchi e il materiale li dovrebbe portare a mano, così ci sarebbe posto anche per me.
Il fattorino è amico delle donne delle pulizie, perché tutte le volte che sale e trova una donna delle pulizie si scambiano saluti e commenti. Immagino che siano commenti di scherno nei miei confronti, ma fortunatamente non li intendo, Anche lui è dotato di appendice, ed è riconoscibile dall’abbigliamento, camicia, cravatta, gilè. E’ una figura furtiva e dispettosa. Quando si tratta di salire entra sempre prima lui per potersi piazzare comodamente. Mi trovo quindi, nella parte di viaggio condiviso, stretto tra la porta e il carrello, il che non sarebbe neppure un gran problema se non fosse che il fattorino non fa mai Più di tre piani per volta. E’ come il cavallo negli scacchi tre caselle per il lungo e una per il largo (scende). Nel momento di uscire non chiede di spostarvi, semplicemente si fa largo tra la persona e la porta. Ora so che l’atteggiamento corretto è quello di scendere, farlo passare e rientrare immediatamente non dandogli mai le spalle, ma i primi tempi mi sembrava di giocare a Twister.
Ci sono poi i passeggeri. Non normali pero, perché uno che sale al 6 piano e clicca il pulsante del 5, per me non è una persona normale. Così come uno che sale e spinge tre pulsanti diversi, facendo durare il viaggio dal 6 piano al piano terra lo stesso tempo che ci vorrebbe a salire tutta la torre, su su fino al 44 piano.
Un ultimo avvertimento, guardate sempre a che piano siete prima di scendere, perché scendere al primo piano invece che a terra, o al 5 invece che al 6 perché un buontempone ha chiamato l’ascensore, è un attimo.
2 commenti:
dillo cico, che vorresti sapere dove sta di casa la donna delle pulizie per un motivo diverso da quello che dici...altro che appendice, i tuoi intenti sono altri. Con un eufemismo diciamo che le porteresti un bel fiorellino...
è proprio una gara dura usare queste scatole di collegamento verticale...son sempre più convinto che tutte le donne delle pulizie facciano un corso d'aggiornamento internazionale e riconosciuto in tutto il mondo per "occupare e difendere i propri spazi all'interno degli ascensori"
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